La vivibilità secondo il Sole24ore
Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza; ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn’anno,puntualmente,in questo giorno, di questa triste e mesta ricorrenza,
anch’io ci vado,e con dei fiori adorno il loculo marmoreo ‘e zi’ Vicenza.
...”
('A livella, Antonio de Curtis)

Ogn'anno, a metà dicembre, il giornale di Confindustria che si stampa a Milano si sente in obbligo di pubblicare la classifica delle province italiane in cui si vive meglio.

E, regolarmente, noi napoletani, dobbiamo subire l'umiliazione di essere collocati tra il terzultimo e il penultimo posto, perché, bontà sua, una Crotone e/o una Reggio Calabria dove si vivrebbe peggio, il Sole pallido di Milano riesce sempre a trovarla.

Un'ottima risposta a questa classifica l'ha fornita, anni fa, lo scrittore partenopeo Erri De Luca:
Ignoro i criteri di valutazione, ma dubito che siano adeguati allo scopo.
C’è qualità di vita in una città che vive anche di notte, con bar, negozi, locali aperti e frequentati, a differenza di molte città che alle nove di sera sono deserte senza coprifuoco.

Considero qualità della vita poter mangiare ovunque cose squisite e semplici a prezzi bassi, che altrove sarebbero irreali.

Considero qualità della vita il mare che si aggira nella stanza del golfo tra Capri, Sorrento e Posillipo.

Considero qualità della vita il vento che spazza il golfo dai quattro punti cardinali e fa l’aria leggera.

Considero qualità della vita l’eccellenza del caffè napoletano e della pizza.

Considero qualità di vita la cortesia e il sorriso entrando in un negozio, la musica per strada.

Considero qualità della vita la storia che affiora dappertutto.

Considero qualità della vita la geografia che consola a prima vista, e considero qualità della vita l’ironia diffusa che permette di accogliere queste graduatorie con un:
‘Ma faciteme ‘o piacere'.


ERRI DE LUCA

Noi, per una volta, abbiamo deciso di non ignorarli questi criteri di valutazione.